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Intelligenza artificiale a scuola: alleata o rischio per l’apprendimento?

Usare l’IA per imparare, non soltanto per trovare risposte

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L’intelligenza artificiale generativa è ormai entrata nella vita quotidiana di molti studenti e sta trasformando anche il mondo della scuola. Ma può davvero aiutarci a imparare meglio? E come evitare che, invece di stimolare la curiosità, finisca per sostituirsi al nostro ragionamento?

A queste domande rispondono due nuovi rapporti pubblicati dalla Commissione europea il 22 settembre 2026, dedicati all’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sull’insegnamento e sull’apprendimento e allo sviluppo dell’istruzione digitale nelle scuole europee.

L’IA può aiutare, ma non può imparare al posto nostro. Il rapporto Friend or foe? Evidence from the use of generative artificial intelligence in learning and teaching evidenzia che l’intelligenza artificiale può migliorare le prestazioni degli studenti, ma ottenere una risposta corretta non significa necessariamente aver compreso l’argomento. I benefici maggiori si osservano quando la tecnologia sostiene il ragionamento personale e incoraggia a confrontarsi attivamente con i contenuti. Al contrario, affidarsi troppo all’IA per svolgere esercizi e compiti rischia di indebolire lo sviluppo del pensiero critico e delle capacità cognitive.

Il dato europeo conferma quanto il tema sia attuale: nel 2025, quattro giovani su dieci tra i 16 e i 24 anni nell’Unione europea hanno utilizzato strumenti di IA generativa per attività di istruzione formale.

Anche gli insegnanti hanno bisogno di strumenti e formazione. L’IA può contribuire a preparare lezioni, materiali didattici e attività personalizzate, ma il suo impiego efficace e responsabile richiede competenze specifiche. Secondo i dati citati dalla Commissione, soltanto il 29,7% degli insegnanti europei intervistati nell’indagine TALIS 2024 aveva partecipato a percorsi di sviluppo professionale sull’uso dell’IA nell’insegnamento e nell’apprendimento. Investire nella formazione dei docenti è quindi essenziale per integrare la tecnologia nella didattica senza rinunciare alla relazione educativa.

Resta poi una questione fondamentale: non tutte le scuole e non tutti gli studenti hanno le stesse opportunità digitali. Il rapporto Eurydice Digital education at school in Europe 2026: Bridging gaps in access, teaching and learning evidenzia differenze nelle infrastrutture scolastiche, nella disponibilità di dispositivi e nell’accesso a connessioni Internet affidabili. Le disuguaglianze socioeconomiche possono limitare le occasioni di sviluppare competenze digitali, soprattutto per chi ha meno risorse anche a casa. Per questo, la trasformazione digitale deve andare di pari passo con politiche inclusive, accesso equo alla tecnologia e sostegno alle scuole.

La sfida europea, dunque, non è scegliere tra tecnologia e insegnamento tradizionale, ma costruire un equilibrio consapevole. Per gli studenti, significa imparare a verificare le informazioni, riconoscere gli errori dell’IA, confrontare le fonti e usare gli strumenti digitali per approfondire, non per evitare la fatica di pensare. Per gli insegnanti, significa guidare questo percorso con competenza e responsabilità.

La domanda da porsi non è soltanto «Che cosa può fare l’IA per me?», ma «Che cosa posso imparare grazie all’IA?». Perché la tecnologia diventa una vera alleata dell’educazione quando non sostituisce la curiosità, il pensiero critico e la creatività, ma li aiuta a crescere.

Redazione Europe Direct Lombardia
@ED_Lombardia

Data di pubblicazione: 29/10/2026

Data ultima modifica: 29/10/2026