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A che punto siamo con l’insegnamento delle lingue in Europa? Ce lo svela una nuova indagine Eurydice

Si tratta dell’edizione 2023 di “Dati chiave sull’insegnamento delle lingue a scuola in Europa” (Key data on teaching languages at school in Europe), la quinta edizione dello studio che ha raccolto i dati della rete Eurydice, integrandoli a quelli Eurostat e ad altri provenienti da due indagini internazionali condotte dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).
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Si tratta dell’edizione 2023 di “Dati chiave sull’insegnamento delle lingue a scuola in Europa” (Key data on teaching languages at school in Europe), la quinta edizione dello studio che ha raccolto i dati della rete Eurydice, integrandoli a quelli Eurostat e ad altri provenienti da due indagini internazionali condotte dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) – quella del Programme for International Student Assessment (PISA) del 2018 e del Teaching and Learning International Survey (TALIS) del 2018.

Come le precedenti, anche questa nuova edizione intende contribuire al monitoraggio degli sviluppi politici nel campo dell’insegnamento delle lingue (straniere) nelle scuole in Europa. L’indagine comprende 51 indicatori che coprono un’ampia gamma di argomenti rilevanti per la politica di insegnamento delle lingue (straniere) a livello europeo e nazionale. Ad esempio, sapevi che l’Italia ha più di dieci lingue ufficiali regionali o minoritarie? E che solo l’Italia e l’Islanda fissano il requisito minimo a un livello superiore al B1 per gli studenti dell’istruzione generale al termine del percorso scolastico (B2 e C1, rispettivamente)? O, ancora, che l’Italia è fra quegli undici Paesi UE in cui oltre il 90% degli studenti impara l’inglese in tutti i livelli di istruzione considerati, cioè dall'inizio della scuola fino al diploma di scuola secondaria superiore?

Il mosaico delle lingue europee comprende non solo le lingue ufficiali dei Paesi, ma anche le lingue regionali o minoritarie parlate da secoli sul territorio europeo, per non parlare delle lingue portate dai migranti. L’indagine è un’ulteriore dimostrazione di come la diversità linguistica faccia parte del DNA dell’Europa e di come sostenere la diversità linguistica e promuovere l’apprendimento delle lingue sia una linea politica costante dell’Unione europea.

 

 

Redazione Europe Direct Lombardia
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Data ultima modifica: 24/10/2023