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Stipendi degli insegnanti in Europa: il focus comparativo di Eurydice

Il welfare del corpo docenti è parte integrante di un benessere scolastico più generalizzato. Retribuzioni oneste e buone prospettive di carriera sono fondamentali per attrarre e mantenere i migliori candidati all’insegnamento. Vediamo quali sono i risultati salienti del nuovo rapporto Eurydice.
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Il welfare del corpo docenti è parte integrante di un benessere scolastico più generalizzato. Retribuzioni oneste e buone prospettive di carriera sono fondamentali per attrarre e mantenere i migliori candidati all’insegnamento. Vediamo quali sono i risultati salienti del nuovo rapporto Eurydice.

Durante la Giornata mondiale degli insegnanti, il 5 ottobre 2022, è stato pubblicato il nuovo rapporto Eurydice - rete di informazione sull'istruzione in Europa istituita dalla Commissione europea - che analizza gli stipendi e le indennità dei professionisti del mondo scolastico nei Paesi UE, per il periodo 2020/2021. La novità di quest’anno è che le schede paese e i dati utilizzati per lo studio sono disponibili in formato open data. Ciò permette di entrare nel merito di quella che è la situazione nostrana, realtà non del tutto rosea.

Il quadro italiano mostra, ad esempio, che gli stipendi iniziali di base degli insegnanti del livello secondario sono più alti rispetto a quelli del primario nonostante i requisiti minimi di qualifica richiesti per accedere all’insegnamento siano gli stessi; nella maggior parte degli altri Paesi UE, le differenze di stipendio tra i vari livelli di istruzione dipendono dalle differenze in tali requisiti. Inoltre, l’Italia figura tra le otto eccezioni che ad una significativa anzianità di servizio corrispondono un modesto aumento di stipendio. Insomma, per arrivare a guadagnare anche solo il 50% in più, un insegnante in Italia dovrebbe attendere 35 anni di servizio. Al contrario, in Belgio si potrebbe verificare un significativo aumento di stipendio già a a partire dai primi 15 anni di servizio. Non solo insegnanti: lo stipendio minimo di base dei capi di istituto in Italia è il doppio rispetto a quello di un insegnante con 15 anni di servizio all’attivo. Mentre invece, in alcuni Paesi UE, la situazione è completamente opposta: lo stipendio minimo di base dei capi di istituto è inferiore rispetto a quello degli insegnanti con all’attivo 15 anni di servizio.

La situazione a livello UE appare caratterizzata da differenze significative, lontana quindi dall’essere uniforme: in linea generale, gli stipendi di base degli insegnanti all’inizio della loro carriera possono variare, a seconda del paese, da circa 4.000 € a 92.000 € all’anno.
Un divario tutto da colmare!


Redazione Europe Direct Lombardia

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Data ultima modifica: 24/10/2023